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Medicina. La flora della salute

Pubblicato il da luna di lenni

di Emanuele Berardi (left-avvenimenti 9 - 8 marzo 2014 link)

 

Medicina. La flora della salute

 

Una dieta ipercalorica e squilibrata causa alterazioni nelle colonie microbiche dell’intestino. Aprendo la strada a infiammazioni e lesioni

 

Il tema dell’alimentazione fa i conti con grandi questioni politiche, economiche di sviluppo. In un pianeta sempre più antropizzato i popoli più poveri devono fare i conti con la scarsità e la bassa qualità nutritiva delle risorse alimentari al punto da non poter garantire apporti nutrizionali minimi adeguati. Nel mondo industrializzato, tuttavia, le abitudini alimentari sono sempre più al passo di uno stile di vita frenetico che impone un regime ipercalorico, a basso costo e costituito spesso da pasti veloci. Denutrizione e obesità sono intimamente connesse al modello di sviluppo, nonché minacce per la salute umana. Un regime alimentare scorretto può essere causa diretta o concausa di malattie cardiovascolari come ictus, infarto miocardico e trombosi, di malattie metaboliche come il diabete, ma anche di patologie oncologiche del tratto gastrointestinale e di tumori a carico di fegato, reni e pancreas. Le Nazioni Unite, negli anni, hanno avviato programmi di studio e valutazioni epidemiologiche del fenomeno su scala mondiale, distribuito farmaci, incentivato produzioni colturali di specie arboree ed erbacee a basso costo e ad alto valore nutritivo e lanciato studi sulla ricerca di fonti alimentari alternative e ad alto contenuto proteico, come gli insetti dove ci sia già un abitudine ad includerli nella dieta. Sul fronte degli studi metabolici stiamo assistendo ad un fiorire di ricerche sulle complesse relazioni tra composizione della flora inte-stinale e origine di malattie metaboliche. Una rivoluzione destinata a lasciare il segno sia nella ricerca di base sia in quella applicata. Due importanti ricerche statunitensi, condotte in maniera indipendente una dall’altra, hanno permesso di fare dei passi avanti e con risultati concettualmente sovrapponibili. Attraverso l’analisi della composizione della flora batterica intestinale tra coppie di gemelli selezionate attraverso gli “indici di massa corporea”, un gruppo di ricercatori della Washington University School of Medicine ha recentemente isolato campioni di flora intestinale sia da individui magri che obesi, li ha somministrati in cavie e ha monitorato nel tempo i cambiamenti dei parametri fisiologici degli animali. Lo studio ha dimostrato così l’esistenza di una complessa rete di relazioni metaboliche, finora teorizzata ma mai pienamente comprovata, tra flora intestinale e plasticità fisiologica dell’organismo. Nello specifico, cavie riceventi batteri provenienti dall’intestino del paziente obeso tendono ad ingrassare di più di quelle trattate con campioni di flora intestinale prelevata dal gemello magro. L’aspetto scientificamente utile e clinicamente rilevante di questo lavoro deriva dall’osservazione che la flora intestinale sembrerebbe avere un ruolo centrale nella conformazione della corporatura, funzione da sempre riconosciuta al regime alimentare. Lo studio, diretto dal professor Jeffrey Gordon e pubblicato sulla rivista Science lo scorso settembre, fa dunque il punto su qualla che chiamiamo “linea” e i batteri intestinali. L’esistenza di una rapida capacità dell’organismo umano di adattarsi alle variazioni della dieta alimentare è stata invece confermata dal secondo studio americano pubblicato nel gennaio 2014 su Nature. Un gruppo di scienziati diretti da Rachel Dutton e Peter Turnbaugh della Harvard University, ha infatti analizzato i cambiamenti della flora intestinale in soggetti sani, di età compresa tra i 21 e i 33 anni, sottoposti a differenti regimi alimentari.

 

Nella fattispecie, i ricercatori hanno messo a punto una dieta vegetariana ricca di cereali, legumi, frutta e ortaggi e una dieta a base di carne contenente anche uova e vari tipi di formaggi. Volontari di entrambi i sessi sono stati invitati a seguire per 4 giorni una delle due diete preparate e clinicamente monitorati per un totale di 10 giorni (comprendenti anche i periodi antecedenti e successivi alla dieta). Il confronto tra i due gruppi ha dimostrato che 4 soli giorni di cambiamento nella dieta sono sufficienti a modificare radicalmente la composizione della flora intestinale. Lo studio mostra inoltre che tra i cambiamenti evidenziati entro la comunità microbica intestinale, un ruolo essenziale agli adattamenti metabolici dei soggetti analizzati è mediato dalla conseguente evoluzione delle attività enzimatiche dei batteri coinvolti. Soggetti nutriti con dieta a base di carne hanno infatti mostrato sia una significativa riduzione nell’assunzione di fibre, sia un forte aumento di grasso e proteine se comparati ai volontari alimentati con dieta vegetariana. Tali risultati, concludono gli autori, troverebbero interessanti implicazioni anche in chiave evolutiva. La capacità di un rapido adattamento della comunità microbica intestinale, in risposta alle mutevoli disponibilità alimentari, sarebbe infatti un importante carattere soggetto alla pressione evolutiva. Se questi studi mettono in luce il ruolo biologico della flora microbica intestinale sul metabolismo basale dell’organismo, il loro coinvolgimento in differenti condizioni patologiche è stato recentemente ben documentato sia da uno studio francese pubblicato lo scorso novembre su Science, sia da uno americano uscito a dicembre su Cell. Partendo dalla constatazione che il noto chemioterapico ciclofosfamide agisce modulando la risposta immunitaria contro le cellule tumorali, il gruppo di ricercatori francesi guidati dal professor Laurence Zitvogel (Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale) ha scoperto che il rimodellamento della composizione della flora intestinale è parte del meccanismo di funzionamento del farmaco, lo studio, condotto su modelli preclinici, ha dimostrato che la ciclofosfamide agisce alterando l’integrità della mucosa intestinale attraverso processi infiammatori, lesioni e accorciamento dei villi. Tali eventi portano ad una attiva migrazione di batteri dall’intestino alla milza e nei linfonodi dove stimolano l’attivazione delle cellule del sistema immunitario T-helper scatenando la risposta immunitaria. Alterazioni strutturali intestinali analoghe sono state invece caratterizzate dal gruppo diretto da Paul Patterson e Sarkis Mazmanian (California Institute of Technology) in un modello preclinico. Lo studio ha dimostrato che la somministrazione orale di una specifica popolazione batterica intestinale è in grado di correggere sia la permeabilizzazione, sia la composizione microbica intestinale. La somministrazione di specifici batteri intestinali migliorerebbe inoltre la deambulazione. L’esistenza di una stretta relazione funzionale tra batteri intestinali, metabolismo e conformazione corporea suggerita da questi studi apre dunque una nuova importante stagione nella ricerca biomedica con dirette implicazioni in studi metabolici, epidemiologici, farmacologici e clinici.

 

 

 

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