L'INTERVISTA - Emanuele Berardi: "L'Italia? E' un paese in bianco e nero"

Pubblicato il da luna di lenni

di Elisabetta Di Dio Russo     

Lo scorso febbraio è uscito “Luna di Lenni”, romanzo d’esordio di Emanuele Berardi, un giovane ricercatore che, come molti giovani italiani, per poter esercitare la sua professione ha dovuto spostarsi all’estero.

Il libro di Emanuele Berardi si basa sulla triste realtà vissuta da molti giovani italiani con i problemi che riguardano istruzione e lavoro.

Ma in questo suo primo romanzo Berardi analizza anche molti aspetti scomodi della nostra civiltà, come l’incubo per il nucleare o il tormento per quel mondo fatto a misura d’uomo che sta drammaticamente scomparendo.

In questa intervista Emanuele Berardi racconta il suo libro che dedica a tutti i giovani, con una punta di nostalgia per suo paese d’origine che dal Belgio, dove risiede attualmente, vede tragicamente in bianco e nero.

 

Lei ha scritto un romanzo dove si parla di ecologia e del nucleare. Il romanzo fra l’altro è uscito lo scorso 25 febbraio, pochi giorni prima del disastro nucleare giapponese. Come è nato questo romanzo?

 

La storia nasce durante il periodo universitario. Ero studente, iscritto a Biologia. Lezioni in facoltà, aule occupate, manifestazioni, pizze servite ai tavoli per guadagnare qualcosa e poi il G8 di Genova e il ricordo assillante di Chernobyl. Questo è stato più o meno il mix di ingredienti. L’uscita del libro e la nuova sciagura nucleare? Tragica attualità…   

 

Chi è Lenni, il protagonista della sua storia?

 

Lenni è uno studente sceso in piazza a manifestare. È in prima fila assieme al resto della cricca a  gestire il servizio d’ordine. Con loro il corteo è al sicuro. I ragazzi sono disordinati, ubriachi, allegri, pieni di problemi e allo stesso tempo spensierati, perché hanno l’età giusta per esserlo. Poi c’è la luna, un cane randagio, una madre apprensiva e tanta nostalgia punk. Lenni è tutto questo. E parecchi di noi lo siamo stati.

 

Nel suo romanzo c’è una divisione netta, un contrasto tra una grande città come Roma che lei descrive particolarmente cupa e la dolcezza incontaminata della campagna bolognese. La sua vuole essere una critica al nostro pessimo modo di vivere nelle grandi metropoli?

 

Roma non è solo via dei Fori Imperiali, il Colosseo o le monetine gettate nella Fontana di Trevi. C’è una parte di Roma (come del resto di tutte le città del mondo) distante dai soliti percorsi turistici. Parlo delle periferie, di quei “vicoli” dove la poesia veste stracci popolari e, tra i mille modi di tirare avanti, si trova ancora il tempo di guardare i colori delle cose. Le città sono grigie, il cemento uccide tutto, l’impatto ambientale tremendo. La campagna nel mio libro è un luogo libero da sintesi industriali. Una critica. Avevo bisogno di descrivere “un altro mondo possibile”. Non se ne parla mai abbastanza. 

 

In “Luna di Lenni” non c’è solo l’incubo del nucleare ma viene descritto anche l’incubo che attualmente vivono le nuove generazioni, come quello che riguarda l’istruzione o il lavoro.

Il libro è dedicato alla sua generazione?

 

Il libro è dedicato ai giovani. Tutti quanti. In Italia lavorativamente parlando si è giovani fino a cinquant’anni, poi si diventa pensionabili. Una situazione di tale arretratezza che gli apprendisti sono gli stessi da almeno vent’anni. È a loro, a noi tutti, che dedico le vicende di Lenni e dei suoi amici.

 

Il suo libro è stato rifiutato da diverse case editrici ma alla fine lei è riuscito a trovare chi ha capito la validità del suo romanzo. Qual è stato per lei il momento più duro, dove si è sentito particolarmente scoraggiato?

 

Le richieste di soldi sono stati i momenti più umilianti. Arrivavano puntuali come le bollette della luce. Qualche commento generico e una lista di prestazioni con le relative voci di spesa. Molte case editrici pubblicano dietro richiesta di contributo economico. Sono soltanto stamperie. Io non sono certo un esperto di mercato editoriale, ma credo che questo fenomeno, a lungo andare, danneggi sia il lettore che l’autore. Sono andato avanti per la mia strada e alla fine ho avuto la fortuna di incontrare una casa editrice giovane, dinamica e stimolante. A proposito, posso fare un po’ di pubblicità? La Round Robin editrice sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino dal 12 al 16 maggio prossimo con tutto il suo catalogo. Luna di Lenni sarà lì. Stand numero 34, padiglione 2.

 

Lei ha aperto un blog non solo per presentare il suo romanzo ma anche per parlare di letteratura con il pubblico. In Italia si legge poco ma, in compenso, si pubblica molto. Che ne pensa?

 

Come dicevo prima a pagamento si può pubblicare anche la lista della spesa e i talenti rischiano di restare al buio. E questo è un fatto. Va però anche detto che dietro i libri, le storie, la carta stampata, c’è una “magia” unica; quella del libro che ti viene incontro. Un fenomeno fortunatamente indipendente dal marchio editoriale. Quando entro in una libreria dimentico quasi sempre il titolo cha avevo in mente. Queste amnesie mi portano spesso a leggere autori sconosciuti pubblicati da piccole realtà editoriali molto interessanti. Del resto il blog, nato per presentare il romanzo, sta diventando una specie di contenitore dove conservo qualche istantanea del mio paese. Disfunzioni politico-religiose, trattandosi dell’Italia. (http://lunadilenni.over-blog.it/)

 

Parliamo di “ricerca”. In Italia se ne parla sempre troppo poco. Lei è un ricercatore che per poter svolgere il suo lavoro ha dovuto andare all’estero. Come viene trattata secondo lei la ricerca in Italia e quali sono le maggiori difficoltà che deve affrontare un neo laureato?

 

Laurea, dottorato a ottocento/mille euro al mese e poi si lavora gratis. Non importa quanti anni si ha o quanto si è preparati, al prof bisogna dargli del lei. Parlo di ordinari ormai a fine carriera entrati dagli ingressi principali delle università nei favolosi anni ´70. Cariatidi ancora ai posti di comando che spesso, scientificamente parlando, non hanno prodotto nulla d’importante. Pubblicazioni ridondanti, collocazioni nepotistiche. Un sistema che sa di muffa, bloccato e senza fondi che non si rinnoverà mai.

 

Lei da qualche tempo si è trasferito in Belgio. Come vede l’Italia dalla nazione in cui vive attualmente?

 

Vivo con la mia compagna e collega in un appartamento in centro. L’università copre parte delle spese. Guadagno quanto un professore associato in Italia (di mezza età e con gli assegni famigliari). Lavoro in un contesto moderno, tecnologicamente avanzato, internazionale. Ci sono scambi utili, collaborazioni efficienti, un ambiente stimolante. Ma attenzione! Non è il paradiso, è la normalità per un paese che investe nella ricerca. Come vedo l’Italia? In bianco e nero: non ho acquistato il “pacchetto” dei canali italiani e il segnale è criptato.

 

 

 

Info

www.roundrobineditrice.it/rred/scheda.aspx?bk=9788895731216

 

lunadilenni.over-blog.it/pages/Emanuele_Berardi_-4904597.html

 

 

 

 

(Maggio 2011)

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